samedi 1 septembre 2018

Le yoga et les pratiques physiques traditionnelles en Inde

Yoga and the Traditional Physical Practices of India: Influence, Entanglement and Confrontation

Call for papers

8th- 10th November 2019, SOAS University of London

Body practices such as physically-demanding āsanas, mudrās and ṣatkarmas did not emerge out of nowhere. Many of them likely predate the later synthetic, and profoundly influential, texts of haṭhayoga from the fifteenth century onwards. For example, the Haṭhapradīpikā (c. 1450) describes fifteen āsanas of which eight are non-seated, and later haṭha texts describe many more. But new archaeological and art-historical evidence, such as the 13th century Mahudi Gate in Dabhoi, shows that non-seated, complex postures predate these later texts of haṭhayoga by at least two centuries.

Furthermore, postures represented on temple pillars in Hampi suggest that the artists were inspired by other body-practitioners alongside yogis/fakirs (e.g. acrobats, wrestlers and dancers). If, as such sculptures suggest, these various figures shared the temples’ spaces (perhaps especially during festival times), with yogis, it is possible that the yogis learned postural practices from other classes of practitioner, and introduced them into their own repertoires as yogāsanas or mudrās, either for pragmatic reasons (i.e. to catch the attention of pilgrims) or spiritual ones (i.e. to push their bodies further into extreme forms of tapas). Similarly, wandering sadhus are likely to have come into contact with other physical disciplines, such as martial arts and military training, especially around the time of the emergence of militarized yogi ākhāṛas.

Could it be that the yogic physical practice, in its development from the eleventh to the nineteenth century, drew widely on a variety of extra- or para-yogic body disciplines? Are the advanced āsanas, bodily mudrās, ṣatkarmas, and other innovative physical practices, the product of bodies of knowledge and practice that are not themselves strictly ‘yogic’? Conversely, are analogues to, or borrowings from practices apparent in other yogic and non-yogic traditions? For example, did the contortions of acrobats have soteriological or therapeutic purposes, beyond entertainment? Did martial arts like kalaripayattu and varmakkalai incorporate yogic physical practices into their training, combat or therapeutic aspects? And beyond coincidences of physical shape or questions of direct causal influence, can we point to a shared South Asian environment of ‘techniques of the body’ within which a range of disciplines, may have developed?

This workshop aims to bring together specialists on the various traditional physical practices of India. We are seeking papers that offer textual, historical or anthropological analysis of physical disciplines such as kushti; mallakhamb; silambam; kalarippayattu and other martial arts; military training (including Persian/Mughal); various Indian dances; acrobatics and contortionism; and any other traditional forms of Indian body disciplines, from the oldest evidence of physical training in the Dhanurveda and the Viṣṇu and Agni Pūrāṇas, to early-modern and contemporary body practices.

The workshop will have two keynote speakers (to be confirmed). Each speaker will have 30 minutes for the presentation and 15 minutes of discussion. The conference will end with a public roundtable discussion. Travel, accommodation and meals will be covered by the Hatha Yoga Project.

Please send proposals of 500 words and a list of relevant publications to Daniela Bevilacqua (db28@soas.ac.uk) and Mark Singleton (ms156@soas.ac.uk)..

Deadline for proposals: October 31st, 2018.

vendredi 31 août 2018

L'eugénisme italien et la Grande Guerre

L’eugenetica italiana e la Grande Guerra

Giovanni Cerro


Edizioni ETS
Collana: Guerra e cultura. Biblioteca della Grande Guerra
Pagine: 230
Formato: cm.14x21
Anno: 2017
ISBN: 9788846747310


Con lo scoppio della Prima guerra mondiale, il presupposto su cui era nato e si era sviluppato il movimento eugenetico internazionale sembrò incrinarsi definitivamente: di fronte a tanta inaudita violenza era ancora possibile sperare in un miglioramento della “razza umana”? Anche in Italia gli eugenisti si divisero tra chi considerava il conflitto una minaccia per l’integrità fisica e psichica del corpo sociale e chi lo interpretava invece come un fattore di selezione e di progresso, in grado di favorire la parte migliore della popolazione. Questa contrapposizione contribuì a ridefinire non solo gli equilibri nel campo dell’eugenetica nazionale, ma più in generale i rapporti tra scienza e politica nella delicata fase del dopoguerra.


Giovanni Cerro è tutor della Scuola Internazionale di Alti Studi “Scienze della cultura” della Fondazione Collegio San Carlo di Modena, istituzione presso la quale ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia contemporanea con una tesi sull’antropologo e psicologo positivista Giuseppe Sergi. Ha pubblicato saggi in volumi e riviste italiane e internazionali sui rapporti tra antropologia e politica nella cultura europea tra Ottocento e Novecento, dedicando particolare attenzione alla teoria della degenerazione, alla nascita e all’evoluzione del movimento eugenetico e del pensiero razzista in Italia.

Psychiatrie et histoire

Storia e Psichiatria. Metodologia, temi, fonti


Appel à communications


Società Ligure di Storia Patria, Palazzo Ducale, Piazza Giacomo Matteotti, 5, 
Gênes, Italie (16123) 

vendredi 30 novembre 2018

A cent’anni dalla fine del Primo conflitto mondiale e a quarant’anni dall’approvazione della cosiddetta Legge Basaglia, si rinnova l’attenzione della storiografia sui processi di alienazione mentale, sulla loro comprensione e sul loro trattamento. A fronte di un crescente interesse, soprattutto da parte della storiografia internazionale, verso questo genere di tematiche, in Italia persiste un atteggiamento di sospetto e diffidenza, in parte dovuto alla ridotta conoscenza delle possibilità offerte da un dialogo tanto affascinante quanto rischioso. Quali sono i rapporti tra storiografia e psichiatria? Quali strumenti deve padroneggiare lo storico per una adeguata problematizzazione dell’argomento? Quale uso fare delle fonti psichiatriche? Quali risultati sono stati raggiunti in questi anni dagli storici italiani che hanno affrontato il tema? Questi sono soltanto alcuni degli interrogativi che il confronto tra le due discipline solleva. L’obiettivo del convegno è tentare di stabilire un solido punto di contatto tra storia e psichiatria, provare a definire una metodologia ed una terminologia condivise alla luce dei grandi passi in avanti fatti negli ultimi vent’anni dalla storiografia, fare il punto dello stato della ricerca in materia.

Argomento

Sono passati diversi decenni da quando Michel Foucault diede alle stampe la sua Storia della follia in età classica (1961), capolavoro nel quale tratteggiava un’originale e accattivante genealogia della pazzia. Da allora la tradizione di studi sulla storia dell’alienazione e la psichiatria ha fatto notevoli passi in avanti. Per avere un’idea della quantità e della qualità dei lavori dedicati all’argomento sarebbe sufficiente leggere la Bibliografia di storia della psichiatria italiana 1991-2010 di Matteo Fiorani e la rassegna di Patrizia Guarnieri La storia della psichiatria. Un secolo di studi in Italia. Indicativo anche l’importante lavoro di Valeria P. Babini, Liberi tutti. Manicomi e psichiatri in Italia: una storia del Novecento. A margine delle rispettive introduzioni sono numerosi gli interrogativi metodologici sollevati, soltanto in parte ripresi dagli studiosi ed affrontati in maniera sistematica.

In Italia uno dei campi più battuti è stato indubbiamente il contesto bellico, in particolare quello legato allo spartiacque epocale del 1914-1918. Nel 1991 il pioneristico lavoro di Antonio Gibelli L’officina della guerra. La Grande Guerra e le trasformazioni del mondo mentale intrecciava magistralmente le testimonianze scritte dei soldati con fonti psichiatriche, aprendo a nuovi scenari di interpretazione soggettiva del vissuto bellico sin lì sconosciuti. La modernità della guerra è qui intesa come sconvolgimento della realtà percettiva dei singoli, scomposizione del vissuto, automatismo della morte.

Dieci anni più tardi è Bruna Bianchi con il suo La follia e la fuga. Nevrosi di guerra, diserzione e disobbedienza nell’esercito italiano (1915-1918), a concretizzare oltre vent’anni di ricerche sull’argomento, facendo emergere attraverso una grandissima quantità e varietà di fonti, i fenomeni di psicopatologia in seno al Primo conflitto mondiale.

Un ulteriore approfondimento viene dal volume curato nel 2008 da Andrea Scartabellati, Dalle trincee al manicomio. Esperienza bellica e destino di matti e psichiatri nella Grande Guerra. Più recentemente, lo stesso autore commenta in Pazzia e sessualità nei lager della Grande Guerra (2015) uno stupefacente saggio di Amedeo Dalla Volta (Studi di psicologia e di psichiatria sulla prigionia di guerra, 1919) dove emergono violente convergenze tra disturbi legati alla sessualità e reclusione. Molto interessanti, anche per le possibilità offerte di validare (o confutare) in sede locale dinamiche più generali, sono i lavori che hanno studiato il ricovero e il trattamento degli “scemi di guerra” in diversi manicomi italiani. Solo per citare qualcuno: Ilaria La Fata per Colorno, Maria Vittoria Adami per il San Giacomo di Verona; Fabio Milazzo per Racconigi.

Anche le guerre coloniali in relazione alla psichiatria sono state recentemente oggetto di interesse storiografico. Il punto di riferimento è Marianna Scarfone che ha dedicato la propria tesi di dottorato a La psichiatria coloniale italiana. Teorie, pratiche, protagonisti, istituzioni. 1906-1952. Il caso specifico della guerra di Libia è trattato da Graziano Mamone in Soldati italiani in Libia. Trauma, scrittura, memoria. 1911-1912 e dalla stessa Scarfone in La psychiatrie italienne au front. L’expérience fondatrice de la guerre de Libye (1911-1912) in «Le Mouvement social», 257, 2016, 4, p. 109-126 (ma anche in Gli storici e la psichiatria coloniale: interrogativi, approcci, orientamenti, in «Contemporanea», 4, 2015, pp. 665-676).

Un altro interessante filone di ricerca ha riguardato il tema della devianza militare e delle politiche di difesa sociale attuate per controllare i soldati delinquenti. Solo per citare un paio di riferimenti: Fabio Milazzo, «Smascherare il soldato simulatore. Difesa sociale e istanze disciplinari in ambito militare prima della Grande Guerra», «Diacronie. Studi di Storia Contemporanea», N. 33, 1|2018. E «Pazzi di caserma». Politiche di difesa sociale, tipologie diagnostiche e soldati alienati nel manicomio di Racconigi (1909-1914), «Memoria e Ricerca», 2|2018. Sempre sul tema della devianza, in particolare sui processi di costruzione della categoria di «pazzo criminale» vedi: Marica Setaro, La costituzione del folle-reo. La storia di Natale B. nel manicomio criminale di Aversa (1885-1905), «Memoria e ricerca», n.47, 2014 e, sempre della stessa autrice, Le vite manicomiali fra crimine e follia. Storia anonima di un uomo “corretto”, in «Il policlinico della delinquenza», a cura di Gaddomaria Grassi e Chiara Bombardieri, Franco Angeli, Milano 2016.

Sui fenomeni di alienazione mentale in rapporto alla storia di genere e alla storia della cultura scritta fondamentale il lavoro di Augusta Molinari, Autobiografie della vita e della mente. Scritture femminili nelle istituzioni psichiatriche del primo Novecento, in «Genesis. Rivista della Società delle storiche italiane», 1, 2, 2003, pp. 151-176. La stessa autrice si è occupata anche dell’assistenza sanitaria in rapporto alla marginalità sociale. A tal proposito si rimanda ai suoi Medicina e sanità a Genova nel primo Novecento (1996) e Emigrazione e follia. Una storia poco nota delle migrazioni storiche italiane, in «Rivista sperimentale di freniatria», 3, 2010.

Accanto a questi ci sono poi gli studi sulla storia delle singole istituzioni manicomiali, il punto di osservazione privilegiato per analizzare non soltanto le evoluzioni istituzionali, ma anche le dinamiche di internamento e le relazioni sociali, politiche e familiari, che hanno interessato le diverse isole psichiatriche. Anche in questo caso solo per fare qualche nome: Paolo Giovannini per il San Benedetto di Pesaro (Un manicomio di provincia. Il San Benedetto di Pesaro 1829-1918), Vinzia Fiorino per Roma (Matti, indemoniate e vagabondi. Dinamiche di internamento manicomiale tra Otto e Novecento) e per Volterra (Le officine della follia. Il frenocomio di Volterra 1888-1978), Annacarla Valeriano per il manicomio di Teramo (Ammalò di testa, Storie dal manicomio di Teramo 1880-1931), Matteo Banzola per Imola (Il manicomio modello. Il caso imolese. Storia dell’Ospedale psichiatrico (1804-1904), Fabio Milazzo per Racconigi («Una casa di custodia pei pazzi pericolosi della provincia». Storia del manicomio di Racconigi dalle origini al fascismo 1871-1930). E ancora il recentissimo (2018) I demoni del Mezzogiorno. Follia, pregiudizio e marginalità nel manicomio di Girifalco (1881-1921)dove l’autore Oscar Greco tratta con maturità e profondità di analisi il caso, mettendo in luce rapporti sinergici tra struttura correttiva e tessuto sociale e urbano della realtà meridionale. Sulle pratiche di liberazioni e le dinamiche di internamento negli istituti toscani, invece, vedi: Massimo Baioni, Marica Setaro (a cura di), Asili della follia. Storie e pratiche di liberazione nei manicomi toscani, Pacini editore, Pisa 2017.

Stimolanti e gravidi di ulteriori sviluppi anche gli studi su psichiatria, fascismo e “uso” dell’internamento ai fini del controllo sociale. Tra gli studi pubblicati: Matteo Petracci, I matti del duce. Manicomi e repressione politica nell'Italia fascista; Annacarla Valeriano, Malacarne. Donne e manicomio nell'Italia fascista: Paolo Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (1922-1945).

Per l’età moderna doveroso il confronto con l’ormai classico di Lisa Roscioni, Il governo della follia. Ospedali, medici e pazzi nell’età moderna (2003), la quale descrive magistralmente l’universo vario degli “ospedali per pazzi” tra Cinquecento e Settecento.

Questi soltanto alcuni dei maggiori frutti di una lunga tradizione si studi che merita una maggiore sistemazione teorica. A oltre quindici anni dal convegno internazionale organizzato da Francesco Cassata e Massimo Moraglio – Manicomio, Società e Politica. Per una storia della psichiatria negli anni ’60 e ’70 – si avverte oggi l’esigenza di una riflessione ad ampio spettro, un più aperto dibattito capace di cucire assieme tanti lavori individuali di pregevole fattura, tentando di fare il punto su una tradizione di studi sempre più florida.
Temi

Sezione I: METODOLOGIA
Storia e psichiatria: terminologia e modelli teorici a confronto
La relazione tra l’evoluzione delle pratiche psichiatriche e i rispettivi contesti storici
Mestiere di storico e psichiatria: categorie, strumenti, epistemologia
La formazione dei concetti psichiatrici e l’epistemologia storica

Sezione II: PROBLEMI
Storia contemporanea e psichiatria: temi, interessi e orizzonti di ricerca
La storia della psichiatria oggi: bilanci e prospettive
Terapie e strutture
Il rapporto tra medici e pazienti
Lo studio delle diagnosi in prospettiva storica: risorse e limiti
Il ruolo del racconto scritto e orale nel nesso tra storia e psichiatria

Sezione III: DOCUMENTI
Le fonti d'archivio e la letteratura psichiatrica: come usarle
La cartella clinica: strumenti per lo studio e la comprensione
Gli archivi e le fonti psichiatriche: complessi documentali, conservazione, digitalizzazione
Dove

Il convegno si svolgerà il 22-23 marzo 2019 presso la Società Ligure di Storia Patria, Palazzo Ducale, Piazza Giacomo Matteotti, 5, 16123 Genova
Modalità di partecipazione

Le proposte (massimo 300 parole) dovranno essere accompagnate da un breve curriculum (200 parole) ed inviate entro il 
30 novembre 2018

a: storiaepsichiatria@gmail.com

L’accettazione delle proposte sarà comunicata entro il 31 gennaio 2019.

Gli interventi selezionati dal Comitato Scientifico saranno pubblicati in un volume collettaneo.
Comitato scientifico
Bruna Bianchi (Università Ca’ Foscari Venezia)
Antonio Gibelli (Università di Genova)
Graziano Mamone (Università di Genova)
Fabio Milazzo (Università di Messina)
Augusta Molinari (Università di Genova)
Marianna Scarfone (Université de Strasbourg)
Marica Setaro (Università di Siena)
Comitato organizzativo
Graziano Mamone (Università di Genova)
Fabio Milazzo (Università di Messina)


CONTACTS
Graziano Mamone
courriel : storiaepsichiatria [at] gmail [dot] com

Fabio Milazzo
courriel : storiaepsichiatria [at] gmail [dot] com

jeudi 30 août 2018

Pasteur à l'oeuvre

Pasteur à l’œuvre

Philippe Bruniaux, Marie-Laure Prévost

Éditions du Sekoya
Date de parution : 28/08/2018 
198 pages 
ISBN : 978-2-84751-163-5
 


Louis Pasteur est l'un des scientifiques les plus connus au monde, et la pasteurisation, un mot traduit dans toutes les langues. De la dissymétrie moléculaire au vaccin contre la rage, les travaux de Pasteur ont révolutionné la chimie, l'oenologie, la médecine vétérinaire comme humaine. Portraits au pastels, pages de cahiers d'expériences, correspondances, instruments de laboratoire souvent conçus par lui, montrent l'artiste puis le savant à l'oeuvre, au gré de lieux d'affectations ou d'expéditions, comme sur la mer de glace ou dans les Cévennes.
Pasteur reste aussi profondément attaché à son Jura natal, et ses vacances studieuses à Arbois, dans la maison de son enfance où il a installé un laboratoire, rythment le cours de sa vie et de ses recherches. L'histoire de l'Institut Pasteur et de son réseau international ainsi qu'un entretien avec le professeur Françoise Barré-Sinoussi, Prix Nobel de Médecine pour la découverte du VIH/SIDA, montrent combien la recherche pasteurienne est toujours d'actualité.

Poste en STS à l'University of Toronto

Assistant Professor tenure stream, Science and Technology Studies - University of Toronto, St. George Campus



Call For Applications




Institution Type: College / University
Location: Ontario, Canada



Assistant Professor, Tenure-Stream—Science and Technology Studies

Institute for the History and Philosophy of Science and Technology

Faculty of Arts and Science

University of Toronto


Application Deadline: October 30, 2018


Job Description:

The Institute for the History and Philosophy of Science and Technology (IHPST) at the University of Toronto invites applications for a tenure-stream appointment in the area of Science and Technology Studies (STS) at the rank of Assistant Professor. The appointment will begin on July 1, 2019.

Candidates must hold a PhD in STS, history of science and/or technology, philosophy of science and/or technology, or a closely related discipline by the date of appointment, or shortly thereafter. Research fields of interest include, but are not limited to, the social/humanistic studies of (i) computer, information, or data science and technology; (ii) biomedicine, or biomedical science and technology, including neuroscience; (iii) environmental science and technology, including climate science. Geographical areas of research focus are open. 

Candidates must demonstrate excellence in, and commitment to, both research and teaching in science and technology studies, and competencies in STS method and theory. They must demonstrate the ability to engage with and contribute to research and teaching in history or philosophy of science, technology, and/or medicine. Candidates must provide evidence of excellence in research as demonstrated by a record of publications or forthcoming publications in top-ranked journals or other leading venues and presentations at significant conferences in STS, and strong endorsements by referees of high international standing. Publications and/or conference presentations in the history or philosophy of science, technology, and/or medicine will be an asset. The successful candidate will be expected to mount an innovative, competitive and externally funded research program.

The successful candidate must demonstrate teaching excellence through teaching accomplishments, the statement of teaching philosophy and the teaching dossier (including sample course materials and teaching evaluations), and strong letters of reference. The successful candidate will be expected to contribute to the IHPST’s research-intensive graduate programs and its undergraduate programs in science and society and history and philosophy of science by teaching undergraduate courses on the introduction to STS; graduate courses on STS theory and method; and by developing courses related to the candidate’s own research expertise. In addition, the successful candidate will have the ability to teach some of the Institute’s existing courses, such as Science and Values and the proseminar Introduction to History and Philosophy of Science.

The IHPST is one of a few units at the University of Toronto to forge intellectual and pedagogical connections between the humanities and sciences. We anticipate that the successful candidate will be involved in collaborative initiatives in research and teaching with other cognate departments depending upon their area(s) of expertise.

Salary to be commensurate with qualifications and experience.

To apply, please click on the link below. Applications must include a cover letter, curriculum vitae, a statement outlining current and future research interests, a statement of teaching philosophy, a sample of academic writing, and a teaching dossier (including sample course materials and teaching evaluations). All application materials should be submitted online by October 30, 2018.

Applicants should also ask three referees to send letters directly to the Institute via e-mail to search.ihpst@utoronto.ca by October 30, 2018. Reference letters should be signed and on letterhead.

Submission guidelines can be found at: http://uoft.me/how-to-apply. We recommend combining documents into one or two files in PDF/MS Word format.

If you have questions about this position, please contact search.ihpst@utoronto.ca

The University of Toronto offers the opportunity to teach, conduct research and live in one of the most diverse and cosmopolitan areas in the world. For more information about the Institute, please visit http://hps.utoronto.ca/ .

The University of Toronto is strongly committed to diversity within its community and especially welcomes applications from racialized persons / persons of colour, women, Indigenous / Aboriginal People of North America, persons with disabilities, LGBTQ persons, and others who may contribute to the further diversification of ideas.

As part of your application, you will be asked to complete a brief Diversity Survey. This survey is voluntary. Any information directly related to you is confidential and cannot be accessed by search committees or human resources staff. Results will be aggregated for institutional planning purposes. For more information, please see http://uoft.me/UP .

All qualified candidates are encouraged to apply; however, Canadians and permanent residents will be given priority.



Contact: 

Muna Salloum
Business Manager and Executive Assistant to the Director
Institute for the History and Philosophy of Science and Technology
91 Charles St. W., Room 316
Victoria College
University of Toronto
Toronto, Ontario M5S 1K7
Canada
Tel: +1-416-978-5131
Mobile: +1-416-523-4564
Fax: +1-416-978-3003

Secondary Categories: None
Posting Date: 08/19/2018
Closing Date 11/17/2018

mercredi 29 août 2018

Une généalogie du bodybuilding masculin

A Genealogy of Male Bodybuilding. From classical to freaky


Dimitris Liokaftos

Routledge
2018
192 pages | 17 B/W Illus.


Bodybuilding has become an increasingly dominant part of popular gym culture within the last century. Developing muscles is now seen as essential for both general health and high performance sport. At the more extreme end, the monstrous built body has become a pop icon that continues to provoke fascination. This original and engaging study explores the development of male bodybuilding culture from the nineteenth century to the present day, tracing its transformations and offering a new perspective on its current extreme direction. 

Drawing on archival research, interviews, participant observation, and discourse analysis, this book presents a critical mapping of bodybuilding’s trajectory. Following this trajectory through the wider sociocultural changes it has been a part of, a unique combination of historical and empirical data is used to investigate the aesthetics of bodybuilding and the shifting notions of the good body and human nature they reflect. 

This book will be fascinating reading for all those interested in the history and culture of bodybuilding, as well as for students and researchers of the sociology of sport, gender and the body.

L’histoire du corps, un éclairage pour la médecine

Entre passé et présent : l’histoire du corps, un éclairage pour le droit, l’éthique et la morale en médecine ?

Journée d’étude


Vendredi 12 octobre 2018


Journée d’étude organisée par le Pr. Christian Hervé (Paris-Descartes, AIEMPP) et Stanis Perez (MSH Paris Nord)

Salle de conférences R229 (au 2e étage du Centre Universitaire des Saints-Pères),
45, rue des Saints-Pères, 75006 Paris (Métro : ligne 4, station St-Germain-des-Près)


PROGRAMME

8h45 Accueil des participants

9h-9h15 Allocution de Frédéric Dardel, Président de l’Université Paris-Descartes

9h15-9h30 Introduction de Christian Hervé

Historicités : le temps long du rapport médecin-malade

9h30-10h Le sujet malade et son corps dans la pensée et la pratique médicale médiévale.
Laurence Moulinier-Brogi

10h-10h30 Le statut de patient : du corps malade à la personne souffrante (16e-20e siècle.).
Stanis Perez

10h30-11h Remèdes ou poisons ? Les cas Agnès Sorel (1422-1450) et Diane de Poitiers (1500-1566)
Philippe Charlier


11h-11h15 Discussion

Pause


Informer le patient : entre jurisprudence et prise de parole par les malades


11h30-12h L’affaire dite du « sang contaminé ».
Olivier Garraud


12h-13h00 Table ronde autour de Christian Hervé : Le manque d’information autour des scandales récents en matière pharmaceutique.
Alain-Michel Ceretti (France Assos Santé), Laurence Carton (AFS-AFLAR), Jean-Luc Plavis, (France Assos Santé-Ile-de- France)


13h00 Repas


Le corps « entre la vie et la mort » : traitements, organes, accompagnements


14h30-15h15 Des valeurs, des avis et des lois dans la pratique médicale. Claude Huriet


15h15-15h30 Discussion


15h30-16h00 Les changements de comportements à travers les rituels autour de la mort.
Côme Bommier


16h00-16h15 Discussion


16h15-17h15 Table ronde autour de Stanis Perez : Les évolutions juridiques et éthiques sur les notions de mort et de fin de la vie. Martyna Tomczyk, Eric Martinent, Stamatios Tzitzis


17h15 Propos d’un grand témoin : Pr Jacques Rouëssé
Membre de l’Académie Nationale de Médecine.


17h30 Conclusions
Stanis Perez

mardi 28 août 2018

La lutte contre l'obésité au Canada

Fighting Fat: Canada, 1920-1980

Wendy Mitchinson


University of Tortonto Press 
2018 
46 p.


While the statistics for obesity have been alarming in the twenty-first century, concern about fatness has a history. In Fighting Fat, Wendy Mitchinson discusses the history of obesity and fatness from 1920 to 1980 in Canada. Through the context of body, medicine, weight measurement, food studies, fat studies, and the identity of those who were fat, Mitchinson examines the attitudes and practices of medical practitioners, nutritionists, educators, and those who see themselves as fat.

Fighting Fat analyzes a number of sources to expose our culture’s obsession with body image. Mitchinson looks at medical journals, both their articles and the advertisements for drugs for obesity, as well as magazine articles and advertisements, including popular "before and after" weight loss stories. Promotional advertisements reveal how the media encourages negative attitudes towards body fat. The book also includes over 30 interviews with Canadians who defined themselves as fat, highlighting the emotional toll caused by the stigmatizing of fatness.